Aveva cambiato nome da Ayrton Da Silva ad Ayrton Senna su consiglio di Chico Serra, allora pilota di F1 con la Fittipaldi, che aveva sbottato:<< cambia quel nome non riesco ad immaginare un campione del mondo che si chiami Da Silva >> (Da Silva in Brasile equivale al nostro Rossi). Senna o Da Silva, non sarebbe cambiato nulla. Ayrton era un predestinato. La vittoria non era un traguardo ma un punto di partenza per migliorarsi. Jo Ramirez, suo team manager in McLaren, in uno slancio di mai sopito affetto ha detto <<i record che Schumacher ha strappato a Senna sono solo bugie matematiche. Con Ayrton vivo sarebbe lui in cima alle classifiche>>. L’uomo e il pilota Senna vanno oltre i numeri. La fredda e precisa matematica non può catalogare un personaggio di tale spessore. « I ricchi non possono vivere su un’isola circondata da un oceano di povertà. Noi respiriamo tutti la stessa aria. Bisogna dare a tutti una possibilità. » ecco chi era Ayrton Senna. Una volta raggiunto l’apice non si era montato la testa ma aveva creato la fondazione che porta il suo nome per aiutare i bambini poveri delle favelas. Di tutte le vittorie la più desiderata è sicuramente quella ottenuta in Brasile nel 1991. Una gara da antologia. Ayrton in testa alla gara ha un problema al cambio restando solo con la sesta marcia. In un tracciato tortuoso come Interlagos è quasi impossibile guidare in quelle condizioni ma il brasiliano riesce ad amministrare il vantaggio su Patrese e a vincere. Stremato dalla fatica compie gli ultimi giri urlando per la sofferenza che al traguardo si trasforma in gioia. Sul podio seppur sfinito riesce a sollevare la coppa del vincitore dimostrando ancora una volta quanto può valere la forza di volontà. Da quel tragico giorno restano indelebili le sue parole. <<Se una persona non ha più sogni, non ha più alcuna ragione di vivere. Sognare è necessario, anche se nel sogno va intravista la realtà. Per me è uno dei principi della vita>>…il sogno continua. Valeu Senna!
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