Un altro terribile lutto ha colpito il mondo dei motori. Ramiro Tot, promessa dell’automobilismo argentino se n’è andato in un incidente mentre stava facendo quello che più amava.
Domenica scorsa, l’undicenne stava disputando una gara di Prokart nella categoria pre-jounior sul circuito della cittadina di Baradero (Buenos Aires) quando, dopo aver perso il controllo del mezzo, si è ribaltato.
In stato di incoscienza e arresto cardio-respiratorio, è stato portato d’urgenza all’Hospital Universitario de Pilar dove i medici hanno tentato per due giorni e con tutti i mezzi di salvare la vita al piccolo, ma ogni intervento è stato invano. Ramiro è morto alle 2 del mattino di martedì.
Come nel recente caso di Sic, la rete è stata una cassa di risonanza. Appena dopo l’incidente, quando ancora le speranze erano accese, gli appassionati di kart si sono ritrovati sul web per organizzare delle veglie di preghiera.
In contemporanea sono sorte le solite polemiche sulla sicurezza, secondo alcuni, carente in piste dove girano bambini anche di quattro anni. In particolare Rubén Daray, giornalista specializzato, ai microfoni di Radio 10, un’antenna locale, ha dichiarato,“I bambini indossano solo un caschetto, non hanno le cinture e il sedile li protegge solo fino alle spalle”, di risposta Pablo Pilo, testimone e soccorritore, ha cercato di buttare acqua sul fuoco, “E’ stato un incidente banale, se ne vedono anche di molto peggiori ma non è mai accaduto niente. Questo è stato un caso unico e terribile. I kart che si usano in questa categoria sono di ultima generazione e sono molto sicuri. Per quanto riguarda l’impianto non ha difetti di sicurezza, a bordo pista avevamo due ambulanze e quattro postazioni dei pompieri. E’ stata una pura fatalità”.
In onore del giovane pilota su Facebook è stato aperto il gruppo Todos por Ramiro Tot, dove chiunque può lasciare un messaggio. Uno dei primi a commentare il tragico evento il suo giovane collega Brian Praznik, “Ho un bel ricordo di lui. Era un bravo ragazzino e quando ha ottenuto il suo primo podio c’ero anch’io”.
E’ inutile dire che tragedie come queste fanno molto male. Nessuno dovrebbe andarsene così, soprattutto se si tratta di bambini e giovani che devono ancora scoprire tutto della vita e del mondo e che hanno ancora tanto da dare e da ricevere, ma ancor di più ferisce sapere che in ogni occasione di questo genere ci sia qualcuno che dice che si dovrebbe smettere con le corse perché non hanno ragion d’essere.
A queste persone verrebbe spontaneo chiedere, “Come reagireste se vi impedissero di vivere il vostro sogno?”.
Chiara Rainis
Share this content: